Era il lontano 1987 quando Nike presentò al mondo la Air Max 1, la prima scarpa della storia ad essere dotata di un’unità d’aria visibile nell’intersuola. Il processo iniziato da Franklin Rudy e Phil Knight nel 1978, con la Air Tailwind, la prima scarpa in assoluto a vantare la tecnologia Air, poteva considerarsi concluso. Finalmente i corridori potevano vedere con i propri occhi la tecnologia con la quale avrebbero corso.
Non andò esattamente così. L’obiettivo di Nike è sempre stato l’evoluzione e anche per l’Air Max fu la stessa cosa. Ancora oggi, a distanza di più di trent’anni, la linea Air Max ricopre un ruolo fondamentale per Nike, tant’è che dal 2014 è stato anche ufficialmente sancito il 26 marzo come Air Max Day.
Perché il 26 marzo vi starete chiedendo? Semplice, la prima Air Max 1, disegnata da Tinker Hatfield, venne rilasciata proprio quel giorno. Vi dirò di più, il primo spot con protagonista la benamata andò in onda alle 20.10 di martedì 26 marzo 1987 durante una delle pause pubblicitarie dei “I Robinson”.
Per prepararci al meglio all’Air Max Day del 2021, vogliamo ripercorre le fasi salienti di quelli degli anni scorsi. Da questo momento, parleremo di Air Max Day più inteso come Air Max Month, poiché in realtà quello che è partito per essere un solo giorno, con il passare degli anni è finito per diventare un vero e proprio mese colmo di release e sorprese per tutti gli amanti della linea Air Max.
Il primo Air Max Day fu celebrato il 26 marzo del 2014. Per l’occasione venne rilasciata una speciale versione della Air Max 1 che rendeva omaggio alla colorazione OG disegnata da Tinker Hatfield e rilasciata nel 1987. A differenza della “Sport Red” OG, questa versione vantava una midsole color “Volt” e l’etichetta “3.26” sulla tongue.
Quello stesso anno venne anche lanciato online da Nike un sito nel quale si poteva vedere l’evoluzione della tecnologia Air Max dal ’87 al 2014 tramite immagini e video d’archivio.
“The one before the 1”. Fu questa la frase con la quale Nike svelò al mondo intero la Air Max Zero, un modello rimasto in archivio per ben 29 anni. Una sorta di design di passaggio che ha portato poi a quella che oggi è conosciuta come Air Max 1. Il progetto nel 2015 venne assegnato a McMillan e Tinker Hatfield, i quali accorparono in unica scarpa varie tecnologie come il Phylon e una tomaia a strati fusi e non cuciti.
L’Air Max Day del 2016 vide come protagoniste tre diverse silhouette create dal “collettivo” HTM (Hiroshi, Tinker, Mark). La prima, disegnata da Hiroshi Fujiwara, prendeva ispirazione dalla Nike Boston e dalla LD-1000, due modelli da running d’archivio del brand americano, e veniva rivisitata in chiave contemporanea con l’intersuola della Air Max 2014. La seconda, di Tinker Hatfield, era una particolare versione della Air Max 90 con il collar il flyknit utilizzato per le Mercurial Superfly e dei colori che rendevano omaggio a Francia e Stati Uniti. L’ultima, la Air Max Ultra M disegnata da Mark Parker, presentava la tomaia della Air Max BW impreziosita dall’utilizzo del Jacquard.
Questo è forse l’Air Max Day che ci ricorderemo per sempre. È proprio qui forse che si inizia a parlare di un vero e proprio Air Max Month. Per quanto la Air Vapormax possa aver coronato il sogno di Tinker Hatfield di “camminare sull’aria”, le scarpe che verranno ricordate probabilmente saranno altre. Oltre al ritorno delle versioni “Sports Red” e “Royal” in occasione del trentesimo anniversario della Air Max 1, quello stesso anno ha visto anche il ritorno delle Air Max 1 “Elephant” rilasciata per la prima volta nel 2007 in collaborazione con Atmos. L’anno prima, infatti, Nike aveva lanciato un sondaggio nella quale chiedeva quale Air Max 1 avrebbe voluto vedere tornare sugli scaffali in occasione del Air Max Day 2017. La scelta ricadde appunto sulla “Elephant”. Come ciliegina sulla torta, il brand di Beaverton rilasciò anche la Air Max 1 “Master”, che vantava un mudguard con diversi pattern che rendevano omaggio ad alcune delle Air Max 1 più iconiche e rare di sempre. No, non metteremo la versione della Master “Friends&Family”. No scherzo, non si può non mettere.
Non ce ne voglia nessuno, ma per l’Air Max Day 2018 non parleremo della Air Max 270. Piuttosto ci sembra più plausibile nominare l’ibrido di Sean Wotherspoon che l’anno prima vinse il concorso “Vote Forward” di Nike in occasione dell’Air Max Day 2017. La 1/97, chiamata così perché appunto ha la tomaia della Air Max 97 e l’intersuola della Air Max 1, ancora oggi è forse la scarpa più desiderata tra gli sneakerhead di nuova generazione. Oltre a quella, menzione d’onore va alla Air Max 1 x Atmos Animal 2.0, che continuava così il lavoro iniziato da Atmos con la release delle Animal OG nel 2006.
L’Air Max Day del 2019 fu il primo senza release ufficiali previste per il 26 marzo. L’Air Max Day dell’anno precedente si concluse con il concorso “Nike:ON AIR” che vide la vittoria di sei designer emergenti che ebbero la possibilità di produrre le scarpe da loro disegnate. Tra le migliori rilasciate sicuramente non possiamo non citare le Air Max 98 “La Mezcla” di Gabrielle Serrano, le Air Max 1 “Tokyo Make di Yuta Takuman e le Air Max 97 “Shangai” di Cash Ru.
Quello del 2020 è stato forse l’Air Max Day/Month che deluse di più tutti i collezionisti della linea Air Max. Le aspettative erano molto alte, visto quelli dei precedenti anni, ma diciamo che non furono proprio corrisposte. Oltre alla 2090, considerato un flop da molti, Nike decise di rilasciare anche una nuova versione delle Air Max 90 “Duck Camo” di Atmos del 2013. Al contrario della versione OG, infatti, questa nuova versione era dotata di un toebox “Infrared” anziché nero. Per le donne, invece, uscirono anche tre diverse colorazioni di Air Max 90 con una tomaia metallizzata.
Cosa aspettarci dal Air Max Day del 2020?
Al momento non sappiamo ancora cosa accadrà di preciso quest’anno. Quello che sembrerebbe certo è che finalmente verrà rilasciata nuovamente la Air Max 90 Bacon, ancora oggi considerata da molti come una delle Air Max più belle di sempre. Nel frattempo abbiamo appena assistito al ritorno delle Air Max 1 “Kiss Of Death” in collaborazione con Clot e siamo quasi sicuri che le sorprese per il mese di marzo non siano ancora finite.
