Per questo episodio i protagonisti sono accomunati dalla stessa passione, ma separati da ben ventisei anni d’età. Il topic sarà saranno le Nike Dunk, la silhouette del momento che sta vivendo una seconda vita. Scopriamo i nostri due protagonista e poi via alle domande.
Il primo è Attilio Ceccacci a.k.a. Attilio Fuocolento. Cuoco per passione e sneakerhead per DNA. Classe 1971. Nel 1985 gli viene regalata la sua prima Nike e da lì non ha mai smesso di cercarne ed accumularne. Il focus principale della sua collezione sono le Dunk, qualunque Dunk! Il secondo è Niccolò Bevilacqua, studente, admin di Laced Up Community e sneakerhead fino al midollo. Classe 1997. Le Nike Dunk sono state uno dei modelli della sua infanzia insieme a svariate scarpe da skate, oltre alle intramontabili Air Max (1, 90, 95, 97). In questo momento è felice che Nike abbia rimesso nel mirino questo modello.
Attilio – IG Gianfoz
Niccolò by Andrea Schiavini
Prima di concentrasi sulle nostre Dunk, partiamo con una classica domanda di rito. Quando e come sono entrata le sneakers nella vostra vita?
Attilio: Tutto iniziò quando mia zia mi regalò le prime Nike Interlationalist. Mi affascinava moltissimo la big label “Nike Air” sul retro della scarpa. Solamente due anni dopo stressai talmente tanto mio nonno che fu obbligato a regalarmi le Mac Attack, il primo pro model Nike. Da lì non ho mai più smesso. Se invece dovessi pensare alla Dunk, mi viene in mente il biennio 1990-1991. In quel periodo mi piaceva molto skatare e la maggior parte delle persone utilizzava le Jordan 1: io in primis ho usato delle “Metallic” del 1985. Le dunk le ho trovate per caso, furono semplicemente un’alternativa economica alle Jordan. Ricordo ancora quando facevo richiesta (tramite posta) per la rivista di scarpe di Tresse Sport, all’epoca punto di riferimento per chi andava in skate in Italia. In pochi giorni sceglievo la scarpa che volevo comprare e aspettavo con ansia l’arrivo del mio ordine pagato rigorosamente alla consegna. Vi racconto anche un segreto, che magari chi è del centro-sud Italia potrebbe conoscere. Sempre nei primi anni ’90 c’era un posto mitico, a Cutrofiano, in provincia di Lecce, dedicato solo alla vendita di scarpe. Lungo la strada statale erano presenti dei grossi magazzini contraddistinti da scaffalature piene zeppe di scarpe, con o senza scatola. Presi Jordan e Dunk a 13.000-14.000 Lire (circa 7 euro odierni). Mi facevo lasciare lì alla mattina e tornavo alla sera con la testa che mi scoppiava dalle troppe scarpe che vedevo. Tremila, quattromila scarpe di quel calibro tutte insieme non le ho mai più riviste.
Niccolò: Le sneakers nel mio mondo sono entrate ai tempi delle elementari (2006-2007), dove nei corridoi della mia scuola si vedevano quasi esclusivamente Hogan, Munich, Kawasaki e brand simili. Per fortuna sono sempre stato attratto dal mondo dello skate e del basket e ho sempre voluto differenziarmi dagli altri. Ho optato per altri modelli, tra i quali Nike Blazer e Dunk o anche Vans. Ricordo che le prime Dunk le presi da Sporting House, un piccolo negozio a Pavia, dove ero cliente abituale e riuscivo ad avere sempre grandi sconti. Avrei voluto acquistare anche molte Jordan, ma ahimè avevano un costo proibitivo.
Oggi più che mai il fenomeno Dunk è sempre in fermento. Quali pensate siano stati i fattori che hanno contribuito al grande ritorno di questo modello? Pensate che sia un cosa momentanea o destinata a consolidarsi nel tempo?
Attilio: Nei primi anni 2000 le scarpe limited, soprattutto le Nike SB Dunk, erano identificative per alcuni tipi di persone. Se negli anni ’90 riconoscevi per esempio i paninari per il bomber di Moncler e le Timberland, nei primi anni 2000 tu riconoscevi chi lavorava nell’ambito della moda, o della pubblicità, ma anche i creativi o chi lavorava per Nike, dalle Nike SB Dunk. Le Nike SB Dunk hanno semplicemente enfatizzato tutto questo. Le Dunk belle le avevano o skater professionisti in America (in Italia non le usava quasi nessuno) o chi non skateva.
La frase radicale che oggi sentiamo in tutti i vari gruppi del tipo ah se non skatavi non puoi mettere le Dunk lascia un po’ il tempo che trova. È anti-storica! Le Nike SB Dunk, oltre ad essere veramente scomode per andare sullo skate, sono anche molto delicate. Le utilizzavano in America qualche pro rider veramente bravo. Se volevi imparare o non eri all’altezza ti si aprivano dopo qualche giorno. Per quanto riguarda l’odierna questione Dunk Mania penso che, soprattutto in Italia, sia una bolla di mercato che potrebbe essere destinato a scoppiare. Naturalmente gente come Travis Scott e Kylie Jenner hanno fatto il loro, anche se penso che colui che ha stravolto per sempre il game è stato Kanye West. Senza di lui probabilmente non staremmo parlando delle Dunk di Travis. Kanye è stato il primo a far capire alla gente che se volevi essere del giro giusto dovevi avere quella determinata scarpa. Anche per quel che riguarda i prezzi, penso che si siano sono semplicemente allineati con quelli del mercato odierno. Alcune Nike SB Dunk sono sempre state alte, come per esempio le Supreme o le What The Dunk che a meno di 1000 euro facevi fatica a trovare. Nonostante ciò, la Nike Dunk è stata, è e sarà sempre una scarpa popular. Lo dimostra il fatto che dal 1985 ad oggi la scarpa è sempre uguale e lo dimostrano anche le migliaia di GR che sono uscite in tutti questi anni, che superano di gran lunga le collaborazioni.
Niccolò: Secondo me il lavoro di Sandy Bodecker è stato fondamentale. La rivalutazione del modello, nato per il college basket, ha fatto sì che la Dunk avesse un nuovo mercato in cui fosse ben più apprezzata. Questo ha permesso al modello di diventare una pietra miliare per Nike, come le Air Force 1 e le Air Max 1. Penso che senza questo passaggio, sarebbe rimasta una delle tante. Negli ultimi due anni il ritorno di Dunk sul mercato è stato fortemente supportato da Nike, grazie a delle oculate manovre di marketing. Aver sfruttato l’immagine di due dunkhead come Kyrie Irving prima e, Travis Scott, dopo, ha facilitato la nascita di un nuovo hype sia su SB che sulla dunk classica. In tutto ciò, trovo che la storia sia fatta di cicli, e come tutti i modelli di Nike, Dunk sarà protagonista del mercato per un altro anno, e poi sarà destinata a tornare meno in luce. Il prossimo ciclo sarà sicuramente AF1!
Fra le Dunk presenti nella vostra collezione, qual è stata quella che vi ha fatto tribolare di più per acquistarla? E quella che vorreste avere a tutti i costi invece?
Attilio: Ho più di duecento Nike Dunk e posso dirti che non sono mai abbastanza. Ma se devo pensare a quelle che mi hanno commosso di più devo per forza citarne due. La prima è la D.u.n.k.l.e, che ho scoperto solo poco tempo fa essere fake. Anzi se devo essere sincero vorrei usare il termine fake sospetto perché molti dei più grandi collezionisti pensano che sia semplicemente una stampa diversa poiché codici, etichette e altri dettagli coincidono con quella legit. Per non sbagliarmi, ne ho presa un’altra. Le altre sono le Cowboy Sole Collector High, per le quali ho veramente pianto quando mi sono arrivate e mi sono reso conto che fossero legit. Tra l’altro mi sono arrivate insieme alle Nagoya, quelle dorate del “City Pack” giapponese, e quindi non posso che avere ricordi felici. Se invece devo pensare ad una Dunk che non ho e che vorrei assolutamente avere, devo citare le Dunk “Iova” del 1985, che tra l’altro per una mancanza di 700-800 euro non sono riuscito a prenderle 4 anni fa.
Niccolò: Allora devo dire che quelle che sono presenti nella mia collezione sono riuscito ad acquistarle tutte abbastanza facilmente, stranamente! Le due forse che mi hanno fatto tribolare di più sono le Nike Dunk Low Michael Desmond Laser Pack. Ho lasciato un’Offerta attiva proprio su StockX e dopo alcuni mesi mi sono trovato la bellissima sorpresa tra le mail. Un’altro paio è una delle Dunk SB High del Word Tour Pack di Stussy, la Los Angeles. L’ho acquistata a retail da un vecchio collezionista, e per fortuna questa serie è ancora poco conosciuta e quindi priva di hype. La Dunk invece che non ho e che vorrei avere a tutti i costi, è la Nike SB Dunk Skunk, la prima edizione. Per i materiali utilizzati, per come rende al meglio il concept sulla scarpa e per i colori penso che sia una delle migliori.
Nike Dunk o Nike SB Dunk?
Attilio: Io amo le dunk, che siano SB o no. Sarebbe come chiedere “vuoi più bene alla mamma o al papà?
Niccolò:A differenza di Attilio, io preferisco nettamente le Nike SB Dunk per via dei vari concept sviluppati negli anni. Le Dunk non SB, le reputo un po’ troppo basic, o meglio, meno entusiasmanti rispetto alle “sorelle”
Se poteste scegliere una Nike Dunk del “City Pack” prendereste la London, la Tokyo, la Pigeon o la Paris? Perché?
Attilio: Se dovessi scegliere, opterei assolutamente per le Tokyo! Se Dunk è un icona pop, una silhouette immediatamente riconoscibile, le Tokyo sono il paradigma di questo concetto! Una semplice SB low bianca. Ma poi la particolarità del tessuto, tipico degli abiti da lavoro giapponesi che “matura” ai tuoi piedi come un denim, mostrando subito i segni del tempo. Senza dimenticarci della gumsole, che per me è sempre un valore aggiunto! Non hanno nemmeno la scritta Nike sull’heel tab, per dire! Sono un concetto puro, incarnano il minimalismo e la ricerca di funzionalità nipponica, una vera manata. SOO CLEAN! Non ho mai avuto tra le mani una Paris quindi mi riservo di esprimere giudizi. Le Pigeon, nonostante sia una delle scarpe più iconiche in assoluto (grazie ai riots alla release date) non hanno tutto questo appeal per me. Ho “le mie scarpe” ormai lo sapete. Le London, penso siano meravigliose a partire dalla palette di colori fino ad arrivare ai dettagli, come per il suede utilizzato per la tomaia o il Tamigi ricamato.
Niccolò: Tranne la Tokyo, ho avuto la fortuna di avere in mano e vedere molto bene le Pigeon, le Paris e le London, da Round Two a New York, dove lavorano un paio di miei amici. Purtroppo, visto il periodo delle release (avevo poco più di 6 anni), non posso dire di sentir mia nessuna di queste scarpe, come magari potrebbe sentirsi Attilio. Esteticamente vi direi Paris, soprattutto per i colori, ma se dovessi pensare a qualcosa a cui potrei essere particolarmente legato opterei per la Pigeon. Per me New York non è una semplice città, è stata la prima metà che ho visitato dopo un’operazione molto importante a cui mi son dovuto sottoporre a 19 anni. Ho guadagnato e risparmiato mesi per poter poi volare oltreoceano. La Pigeon mi ricorda questo particolare momento della mia vita, un sogno che si realizzava.
