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Gennaio 31, 2022

Sneakers e Custom: Claudia Abadía

In questa serie di interviste Sneakers e Custom abbiamo intervistato Claudia Abadía, designer che ama giocare con capi di abbigliamento in disuso e li riassembla creando qualcosa di nuovo. Scopri ora la sua storia e i lavori a cui tiene di più.

In questa serie di interviste Sneakers e Custom abbiamo intervistato Claudia Abadía, designer che ama giocare con capi di abbigliamento in disuso e li riassembla creando qualcosa di nuovo. Scopri ora la sua storia e i lavori a cui tiene di più.

Giada Giacomazzo Header

In molti possiamo definirci appassionati di sneakers, poi ci sono i footwear designer che progettano le scarpe che indossiamo tutti i giorni e infine arrivano i Custom Designer: persone che amano intervenire sulle scarpe, modificando o stravolgendo lo stesso concept della sneaker, lasciando spazio all’espressione di chi vede oltre a quello che il footwear designer ha pensato, in una libera dichiarazione d’intenti fondendosi anche con la moda,  l’abbigliamento, l’upcycling e l’arte. 

In questo episodio della serie abbiamo chiesto ad Claudia Abadía di raccontarci la sua personale visione e di mostrarci alcuni dei suoi lavori preferiti.

CLAUDIA ABADÍA: Sneakers e Riassemblaggio

Claudia Abadía ha 27 anni, è appassionata di fashion design e ama lavorare con qualsiasi materiale che le permetta di dare vita ai suoi progetti. La moda è sempre stata la sua passione: quando non era dietro a un bancone, andava al laboratorio a imparare e, quando non era sulla scrivania a studiare, rimaneva nella sua stanza a immaginare, disegnando e cucendo.

GiadaAdori realizzare i tuoi prodotti però stranamente preferisci non indossarli, come mai?

ClaudiaSi preferisco darli agli altri, regalandoli o vendendoli. Penso di farlo perché mi sento bene e perché mi piace la sensazione di potermi esprimere e parlare alle persone attraverso i miei progetti”. Poi sono molto attratta dall’idea di mescolare concetti e sensazioni, la possibilità di poter indossare abiti di marchi che si scontrano totalmente in termini di concept ed essenza: è una sfida che amo e che trovo divertente allo stesso tempo, mi lascio ispirare da tutto ciò che mi circonda. 

G: Quanto contano per te le sneakers e che relazione hai con loro?

C: Sono uno dei pezzi fondamentali del mio guardaroba e nella scelta dei miei outfit noto che parto sempre dal basso, dalle scarpe. È un elemento a cui presto molta attenzione, anche  quando cammino per strada. 

In generale tutto il mondo delle scarpe mi appassiona, anche stivali, pantofole e più sono speciali e introvabili più mi piacciono. Sin da bambina disegnavo scarpe nel mio tempo libero e amavo personalizzare le mie Converse con placche metalliche, disegni punk che dipingevo a mano libera e poi mettevo lacci colorati. All’inizio i miei genitori lo trovavano strano, però poi hanno finito per arrendersi e capire che lo stavo facendo perché mi piaceva che ogni paio fosse unico e personalizzato.

G: Realizza prodotti disassemblando prodotti e capi in disuso per poi riassemblarli in qualcosa di nuovo. Due paia di calzini che diventano un top o pezzi di tessuto di una camicia che diventano una borsa. Perché la scelta di trasformare i prodotti in qualcosa di nuovo, cambiandone la finalità? Cosa significa per te e perché lo preferisci invece di utilizzare materiali nuovi?

C: Non mi piace l’idea di acquistare della stoffa o degli scarti di tessuto, proprio perché adoro il fatto che diventi una vera e propria sfida in cui bisogna ingegnarsi per capire in cosa trasformare i capi. La challenge sta proprio nel creare un nuovo look da un capo vecchio e dimenticato e, invece di buttarlo, trasformarlo in una cosa che la gente vorrebbe indossare di nuovo.   

Immagino sia tutto nella mia testa, mi piace molto pensare, e soprattutto vedere qualcosa di speciale nei capi, subito non so cosa ci farò ma quando comincio a osservare il capo per molto tempo le idee mi vengono da sole. Il processo di trasformazione è lungo, anche due/tre giorni, dipende dal progetto ma spesso cambia a seconda di come vanno le cose e lo trovo molto divertente. È stimolante iniziare un viaggio che non sai bene come finirà o dove andrà.

G: Se dovessi scegliere il progetto di cui sei più orgogliosa, quale sarebbe?

C: Non è semplice rispondere a questa domanda perché mi affeziono molto ai capi che realizzo, forse tra i miei progetti preferiti c’è sicuramente i sandali che ho realizzato con i pezzi di un puzzle e poi, tanto tempo fa, ho realizzato un top Nike con nastri riflettenti e un altro top tipo corsetto. Mi sento super orgogliosa dei miei lavori, anche se non sempre tutto va come vorresti, se proprio fallisce provo a sistemarlo oppure passo al prossimo, cerco di non frustrarmi troppo e se proprio non deve proprio andare continuo con qualcos’altro.

G: Scegli un tuo capo e poi abbinalo a una sneakers che possiedi e che usi spesso: quale sarebbe?

C: Sicuramente sarebbe una felpa con cappuccio che ho realizzato con una scritta “Take Care of The Planet” insieme alle Converse che ho customizzato io. Insieme li adoro.

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G: Scegli una sneaker che vorresti customizzare ma che non sei riuscita mai ad avere in mano: quale sarebbe? e come vorresti modificarla?

C: Ogni scarpa che vedo penso abbia il potenziale per essere personalizzata. Forse quelle che in questo momento non possiedo e vorrei customizzare sono le Nike Dunk Low Disrupt Coconut Milk (W) e me le immagino con degli inserti in materiali diversi come il jeans e il metallo, con dei ganci in acciaio per dargli un aspetto industrial. Grazie mille per aver pensato a me per fare l’intervista. È un piacere poter ispirare con quello che faccio, anche se continuo a imparare a ogni lavoro che faccio.