Dopo l’episodio sulle Air Force 1, torna Oltre la passione, la rubrica che mette a confronto due collezionisti che hanno vissuto a pieno lo sneakergame, ma in due momenti storici differenti. Questa volta il focus è sulla prima scarpa ad essere dotata di un’unità Air nell’intersuola, la Air Max 1.
Il nostro primo protagonista è Davide, da due anni dipendente di Nike Lab Milano e amante dello stile londinese. È molto attratto da tutto quello che è Air Max con un particolare debole per le versioni Vintage e OG. Il secondo è Ivan, aka Ivan Bushdoctor, un imprenditore con una passione smodata per lo streetwear e per le sneakers. Classe 1977, quindi a tutti gli effetti uno sneakerhead della prima generazione.
Partiamo con la solita domanda di rito, come è nata la tua passione per le scarpe?
Davide: La mia passione per le sneakers è arrivata fin da subito, avevo circa 5-6 anni. Ricordo ancora un episodio in particolare, precisamente nel 1998, quando uscirono per la prima volta le Air Max TN Plus, quelle che poi sono passate alla storia in Italia come “Squalo” e “Tiger”. Ero estasiato da tutto, dal colore, dalla forma e dal concept. Spiccavano a metri e metri di distanza. E questo a me piaceva. Purtroppo il retail di scarpe del genere era molto alto e i miei genitori non volevano comprarmele. Ecco, qui entra in scena la Air Max 1. Oltre ad avere un retail più basso, spesso si trovavano buone colorazioni anche super scontate. In più il modello era pressoché perfetto: versatile, comodo e comunque d’impatto. Col passare degli anni volevo avere ai piedi modelli poco comuni, ma che comunque attirassero l’attenzione della gente. Con i primi risparmi, iniziai a comprare i primi modelli non interessandomi del prezzo, ma basandomi solo ed esclusivamente su quello che volevo realmente. Inoltre, il mio percorso lavorativo in alcuni degli store più importanti nel footwear retail, come Foot Locker, Size?, Space 23, hanno permesso di accrescere quella che stava diventando a tutti gli effetti la mia passione. Anzi ormai un’ossessione. Ritrovarmi tra le mani praticamente ogni tipo di release Nike (GR, SP o Limited) mi ha fatto amare molti modelli che prima non avrei neanche preso in considerazione. Fra le tante a spiccare poi sono state proprio le AM1. Trovo che sia il modello più riuscito di Nike sotto qualsiasi aspetto.
Ivan: Sono di Maranello, quindi della provincia di Modena. Ho iniziato a comprare scarpe con le prime paghette dei miei genitori, pertanto prendevo solo scarpe che potevo usare fino allo sfinimento. Tra la metà e la fine degli anni 80, acquistare certi tipi di scarpe per me era molto difficile, o perlomeno, molto più difficile di chi viveva nelle grandi città. Ricordo che prendevo il pullman, e poi il treno, per andare a Bologna e comprarmi la scarpa desiderata. Ho iniziato con le Agassi. Ricordo che i commercial di Nike mi fomentavano incredibilmente e quello faceva sì che lo sbattimento fosse ripagato. Non appena ho avuto la possibilità di avere un’autonomia economica, ho ricominciato a comprarmi le scarpe che avevo una volta ma anche tutte quelle che mi facevano sognare. Per questo non sono un purista di un solo modello, ma apprezzo sia modelli da basket, sia modelli da Running, ma tutto un po’ in generale. Il mio leitmotiv è one to rock one to stock e, quando ne ho la possibilità, prendo sempre due paia uguali anche se quasi mai una la indosso.
Quanto è stata importante per te la Air Max 1 per definire al meglio quella che oggi viene chiamata sneaker culture?
Davide: L’Air Max 1, per me, è probabilmente stata la scarpa che ha rivoluzionato la Sneaker Culture negli anni 90 sia dal punto di vista estetico, per via dell’inserimento dell’unità Air visibile, che dona oltretutto maggiore comfort, sia dal punto di vista dell moda. Con l’Air Max 1 si è passati da scarpe prettamente sportive a modelli totalmente lifestyle. L’idea che sta alla base del progetto poi è fenomenale, così come l’ispirazione del design della scarpa. Il Centre Pompidou è qualcosa di clamoroso. Dal successo ottenuto da questa nuova tecnologia di ammortizzazione si sono poi susseguiti moltissimi modelli con un’unità Air differente, sempre più grande come dimensioni ma anche come numero. È storia!
Ivan: Per la Sneaker Culture la Air Max 1, come del resto tutte le varie Air Max a seguire, vengono a mio avviso facilmente associate al mondo dei graffiti. Il collegamento graffiti e scappare velocemente da eventuali retate è presto fatto. Movimento graffitaro che, soprattutto in Europa, in Inghilterra, in Olanda ma anche in Francia aveva la sua maggiore espansione.
Tra le Air Max 1 presenti nella tua collezione qual è quella alla quale sei più affezionato. Quella invece che ancora non hai, ma che desideri più di qualsiasi altra?
Davide: Il modello al quale sono più legato è sicuramente la Air Max 1 “Safari” del 2016, non solo per il richiamo ad uno dei miei pattern preferiti, ma soprattutto perché c’é un legame affettivo. Grazie a questa scarpa ho recuperato i rapporti con una persona che non sentivo da tempo. Quella che ad oggi e a tutti gli effetti è il mio migliore amico. Cosa c’è di meglio poi di condividere tutte le gioie e i dolori che ti dà il mondo delle sneakers con uno dei tuoi migliori amici? L’Air Max 1 invece che manca nella mia scarpiera e che vorrei più di tutte al momento, è la “Dave White”, per via del mio amore verso la colorway “Neon”. In più è anche una scarpa molto di nicchia e a me questo piace. Essere troppo scontato non mi è mai andato a genio!
Ivan: La mia AM1 preferita, come i miei più cari amici ben sanno, è la Air Max 1 AMSTERDAM. Questo è uno dei motivi che mi ha portato ad averne due. Quella che invece non ho, ma vorrei fortemente è la “Albert Heijn”, mai ufficialmente rilasciata e sostituita proprio con la Amsterdam. Visti i prezzi delle Air Max 1 “Albert Heijn” credo che dovrò aspettare ancora un po’ per averla!
Quello che hanno fatto Atmos e Patta con la Air Max 1 è sicuramente servito a preservare lo statuto leggendario di questa silhouette. Se dovessi scegliere un pack, quale sceglieresti? Perché?
Davide: Nonostante non abbia neanche una delle Patta, anche se ammetto che le desideri fortemente, scelgo le Atmos. Sono molto più legato alle colorway rilasciate nel corso degli anni dallo store giapponese. Infatti, ne ho diverse, tra le quali “Viotech”, “Animal” e appunto le “Safari” (tra l’altro ho anche alcune Air Max 95 sempre in collaborazione con Atmos). Se ne dovessi scegliere solo una tra quelle che ho, sceglierei senza dubbio la “Viotech”. Adoro la palette di colori, ripresa probabilmente da ACG (una linea che apprezzo molto), il miniswoosh ricamato sul toe box e tutti gli altri dettagli come ad esempio il bubble più grande rispetto alle AM1 di oggi. Anche a livello di materiali utilizzati parliamo di un’ottima scarpa, cosa che ultimamente si sta un po’ perdendo di vista. Per non parlare poi dello shape…
Ivan: Tra i due preferisco Patta, principalmente perchè oggigiorno Atmos è diventata, dal mio punto di vista, più una catena tipo Footlocker, quando invece Patta ha mantenuto la sua identità e, spero, il suo smalto originale. Se dovessi sceglierne solo una, ti direi la “Corduroy” per via dei materiali stupendi e i colori azzeccatissimi, anche se in realtà uno dei miei grail è la “Cherrywood”.
Chi ti piacerebbe vedere (o rivedere) insieme a Nike per la release di una nuova Air Max 1?
Davide:
Come release di una nuova air max 1 sceglierei una collaborazione con un nuovo store, come per esempio SlamJam. La motivazione, oltre a voler supportare un negozio locale, è che ultimamente sono uscite diverse rivisitazioni di modelli iconici di Nike in collaborazione con questo negozio, tutte di ottima fattura, semplici ma di impatto, con un’attenzione ai dettagli e ai materiali utilizzati notevole. Secondo me potrebbe uscire un bel progetto. Se invece dovesse decidere un marchio con la quale Nike ha già collaborato è senza dubbio Clot. Ogni colorway proposta dallo store di Hong Kong per me é pazzesca, specialmente quella con il toe box trasparente. Visto che negli ultimi anni hanno collaborato su vari modelli del catalogo Nike con grande successo, sarei curioso di vedere cosa riuscirebbero a ricavare rimettendo le mani sulle AM1.
Ivan: Per rispondere a questa domanda rischio di ferire al cuore i puristi. Potrei essere scontato e nominare i vari Piet Parra o Kidrobot, piuttosto che il compianto Keith Hufnagel, ma mi sento di dire che sarei veramente curioso di vedere cosa riuscirebbe a fare Virgil Abloh su una Air Max 1. Credo che sulla collezione “The Ten” abbia fatto lavori egregi, quindi sarei pronto a vedere una sua idea sulla prima scarpa con le bolle “scoperte”
